E' da poco uscito il volume "Il diritto antidiscriminatorio tra teoria e prassi applicativa", a cura di CALAFA' LAURA e GOTTARDI DONATA, che raccoglie una serie di interessanti contributi sugli strumenti di diritto privato, penale, processuale civile e amministrativo e del diritto del lavoro e della sicurezza sociale in materia di discriminazione razziale.
Il volume, pubblicato dalla Casa editrice EDIESSE (Roma, 2009) ed alla cui redazione hanno concorso diversi studiosi, tra cui il Prof. Lorenzo Picotti, ordinario di Diritto penale e Diritto penale dell'informatica presso l'Università di Verona, le Prof.sse Laura Calafà, Donata Gottardi, Fausta Guariello, docenti di Diritto del Lavoro, i dott. Ivan Salvadori, Marco Peruzzi, Cristina Cominato, Paola Corsini e Sergio Moro dell'Università di Verona, e la dott.ssa Maria Luisa Perini, consigliera di parità della Provincia di Verona, contiene anche un mio contributo su "Stranieri e minoranze tra divieti di discriminazione e inclusione sociale. La tutela penale".
Nel mio contributo mi sono soffermato in particolare sulla nozione di discriminazione razziale fornita dalle principali fonti internazionali (Statuto delle Nazioni Unite, Dichiarazione universale sui diritti dell'uomo, Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, CEDU, Protocollo addizionale alla Convenzione Cybercrime, relativo all'incriminazione di atti di natura razzista e xenofoba commessi a mezzo di sistemi informatici), Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, ecc.) e nazionali ( l. 13 ottobre 1975, n. 654; l. 25 giugno 1993, n. 205; l. 24 febbraio 2006, n. 85, ecc.). Successivamente, dopo un richiamo alla disciplina penale di contrasto dei fenomeni di razzismo e discriminazione razziale (l. 9 ottobre 1967, n. 962; l. 13 ottobre 1975, n. 654; l. 23 giugno 1993, n. 205), ho analizzato nello specifico l'aggravante speciale della cd. finalità di discriminazione razziale, prevista dall'art. 3, l. 25 giugno 1993, n. 205, la cui applicazione giurisprudenziale ha sollevato notevoli problemi interpretativi. In conclusione mi sono soffermato sulla particolare "struttura finalistica" della menzionata aggravante, che risulta essere sostanzialmente analoga a quella delle fattispecie a dolo specifico.















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